non è fatto di nascondersi, volevo solo un posto soltanto mio.
ma non ha più importanza.
per i rompiscatole degli ultimi mesi: anyothertime.splinder.com
it's always the last day of summer and i've been left out in the cold with no door to get back in.
sono uscita sul balcone a fumare. tirava un vento che gridava come un maiale che viene sgozzato. faceva freddo, tanto. sia dentro, che fuori. ho trovato una scusa al mio tremare. per l'ennesima volta ogni impalcatura è crollata, ogni energia è stata rissucchiata e tutti i muri si sono tinti di nero. io, mi sono tinta di nero, sono crollata. non c'è distrazione che tenga, la distrazione, è un'utopia. avrei voluto dirgli ho disperatamente bisogno di te. ma non c'è più niente che possa fare. non c'è più niente che possa fare chiunque. sono sola, fottutamente, irrimediabilmente sola.
buffo quando non ci si accorge di farsi entrare così tanto da altri esseri, da rimanere poi vuoti (cit.)
ho fissato la lama e ho richiuso il cassetto. forse sono talmente distrutta che non trovo neanche le forze per liberare il veleno, lasciarlo scorrere fuori dal mio corpo. e gridare come un maiale che viene sgozzato, come il vento. o forse è il senno, che non mi abbandona nonostante io esploda.
sta arrivando l'autunno, questo è il suo biglietto da visita. le foglie e ogni cosa muoiono senza più rinascere. qualcosa muore dentro di me, senza più rinascere. sono nata in autunno, e continuo a morire in autunno. e rinascerò, lo farò con il gelo. fino alla prossima stagione, fino al prossimo sole che inevitabilmente tramonterà. non si può vivere di albe, non si possono cambiare le cose irremovibili. non posso cambiare niente. posso solo aspettare, posso guardare le foglie ingiallirsi e morire assieme a me, aspettare che ne nascano di nuove, aspettare che. qui ho finito, fuggo senza scappare, trascinandomi dietro il mio bagaglio di ricordi irremovibili, mi allontano incatenata ad un fardello. vorrei dire che domani starò bene, che sarà tutto più leggero, se non domani, prima o poi. ma non lo sarà mai, ci sarà sempre un peso. il mio passato, il mio quasi presente, il mio presente, il mio futuro. sono un fottuto equilibrio troppo fragile. e continuerà a sorprendermi, quando sono meno preparata, continuerà ad insinuarsi nella notte e a piegarmi sino alle ginocchia, a percuotermi, a farmi tremare, a farmi morire dentro. a farmi scrivere queste puttanate da fallita delle 3.10 di un sabato notte. se non sarà mio padre sarà un altro essere umano, se non sarà un altro essere umano sarò io stessa. dio, è tutto così sporco ed intriso di male, è tutto così disgustoso e nauseante. e tutto così pesante, come il peso di una parola che non finisce mai. come la felicità, quando la perdi. come la solitudine, quella che ti fa amare gli altri inutilmente. qui, non ho altro da dire, qui, non posso avere altro da dire. cercherò nuove parole in nuovi posti. anche se sarà come percorrere strade uguali in paesi diversi. e chi vorrà trovarmi forse mi troverà.
M.— dopo aver ascoltato 388 volte "quel posto che non c'è", l'hai trovato? E. — sì E. — solo che poi E. — qualcuno ci ha mandato tutti tranne me E. — "bella fregatura" M. — pensa che a me mi ci hanno mandato da solo, invece M. —"la sagra delle inculate" E. — e tu che hai fatto? M. — ho costruito una capannetta e aspetto.
Date: mercoledì, 10 settembre 2008
Time: 01:37
In: stracci di me
non è più tuo. non lo è mai stato?. da mesi.
a volte è un po' come se non avessi mai aperto gli occhi. arrivano certi pensieri, arrivano, ed è un attimo. e ghiacciano, lacerano, e per dei minuti è come se fosse successo ieri, e fa ancora un male cane, e mi impedisce di respirare, e tutto ciò che riesco a salvare e tutto ciò che tento di salvare e tutti i miglioramenti. d'un tratto non hanno senso. all'improvviso sembra tutto vano, sembra tutto inutile e tutto una buffonata e
ma è solo qualche attimo.
guarirò. vero? non voglio crogiolarmi nel dolore, basta, maledizione. non ne merito così tanto. non ne merito così tanto?
allora.
intanto ieri mattina esco per andare allegramente a lavoro, e mi trovo lo specchietto sinistro, l'unico rimasto, spezzato all'attaccatura. maledetti figli di puttana. rifletto 2 minuti e decido di andare a lavoro lo stesso in macchina, con l'ausilio del solo specchietto centrale.
uscita da lavoro mi chiama un amico e mi dice di sentire x amico per venire ad una grigliata organizzata in una grotta sul piave. perplessa dall'idea di una grotta sul piave, accetto l'invito e mi faccio venire a prendere dall'amico x. decidiamo che guido io all'andata, e partiamo con la sua macchina. ma prima ci fermiamo dal tabacchino che devo prendere sigarettame. faccio per uscire dalla macchina e CRACK. sento un dolore lancinante alla schiena. delle fitte tremende che mi piegano in due. boh. mi riprendo un attimo e vedo che riesco a camminare. prendo le cicche, mi rimetto alla guida, con un po' di fatica, ma stando seduta mi sento bene. mah. partiamo.
quando arriviamo, dopo svariate peripezie, il mal di schiena è diventato una cosa disumana. mi fa male piegarmi di anche solo qualche grado. fanculo, ridicolo. iniziato così, all'improvviso. non ci posso credere. beh, ci organizziamo e mi inoltro nella natura selvaggia con l'onnipresente luigi sulle spalle (che ricordo essere una chitarra) e sacchetti di carne in mano, assieme ad altri amici che ci aspettavano già lì. la stradina è tremenda, costellata di pozzanghere e fanghiglia. immersa nel buio. in alcuni punti sembra proprio un insolcabile lago. ma tant'è. perdiamo subito gli amici che ci dovevano indicare la strada per arrivare alla grotta, causa mia lumacosità dovuta a fitte e dolori lancinanti ad ogni fottuto passo. dopo un'ora di pausa-chiamiamo-l'amico-dove-cazzo-siamo, riusciamo a giungere. l'ultimo livello della traversata è tremendo. si tratta di arrampicarsi su una salita bruttissima, e poi scendere, trovandosi la grotta davanti. con il mio mal di schiena è l'inferno, ma ce la faccio, e che diamine. la grotta è uno spettacolo, e gli altri hanno già acceso un fuoco e aspettano le bronze per fare la carne. la caverna si dirama in 2-3 punti, in una sorta di gallerie che non posso esplorare causa invalidità. c'è anche un corso d'acqua accanto, uno spettacolo. ma quale fatica. mi metto a suonicchiare la chitarra dopo aver trovato una posizione che mi consente di muovere le braccia senza provare dolore. è bello; il fuoco, la grotta, la chitarra in sfondo. l'amico x si portò dietro anche i tamburi della batteria, con tanto di piatti. così uscivano ottime combo di chitarra-batteria. live at grotta. mica male. vorrò ritornarci, lì. in condizioni migliori, tipo, e con la luce del giorno. zampetterò felice qua e là scattando foto, oh sì.
ma com'è che dopo 1 anno che lavoro lì, siamo entrati solo ora nella fiera dello sgamo? ormai lo notano cani e porci. che ho il braccio costellato di pallide cicatrici. oggi c'erano tre clienti, gente che lavora nella galleria dove c'è la sala scommesse, con cui ho un poco di confidenza, abbastanza da potermi permettere sarcasmo gratuito. uno di loro oggi inizia ad indagare e mi fa la solita domanda del cazzo "hai un gatto a casa?".
all'inizio quando me lo chiedevano non afferravo subito. ora me lo chiedono quasi tutti. ma credete di essere originali?
beh, indaga e io cerco di rispondere non rispondendo, ma non molla la presa. mi viene difficile mentire, allora tento di glissare come posso. ho un gatto, ripeto a ogni sua domanda. che è una risposta che può assumere un suo senso, volendo. mi dice che sembrano più segni lasciati da un coltello. interviene il cliente numero 2, che fa all'impiccione, che intanto continua ad ostentare dubbio ed incredulità; io ho avuto centinaia di gatti, le so ste cose, sì dai, è stato un gatto. non so se l'ha detto sul serio, credendoci, o se voleva darmi inspiegabilmente una mano. comunque, fatto sta che l'impiccione non ha mollato la presa. chiedendomi di fargli pure vedere il braccio per vedere se erano graffi di gatto. mi sentivo un fenomeno da baraccone. bello e buono. poi ad un certo punto ha notato che anche sul braccio destro ho delle cicatrici, e se n'è uscito risolutorio: ah, ma ne ha anche sull'altro braccio, sì allora, sarà il gatto, mi sa che è vero. ... "come se non ci si potesse tagliare anche con la mano sinistra." io ho taciuto. poi glissato, e infine sono riuscita a svignarmela dal discorso.
è davvero stancante. lo è di più da quando non riesco a dire bugie e tento sempre la via del glissaggio.
ho fatto il fottuto errore di rovinarmi le braccia e ora quell'ombra biancastra mi perseguiterà per il resto della vita. poco male, alla fine, ma a volte è davvero mortificante. immagino di meritarmelo. potevo essere più sveglia e dedicarmi da subito alle parti non visibili come ho iniziato a fare solo negli ultimi anni. fra poco giungerà il mio sperato e agognato autunno, poi incomberà l'inverno. e nel freddo potrò stare finalmente tranquilla.
concludo l'aggiornamento ricordandomi che presa per il culo di film ho dovuto vedere sta sera. ma tu guarda se una si mette a guardare un film idiota per non pensare, e si ritrova un filmaccio horror di serie b con un grosso negro americano di nome LORENZO? ha del tragicomico. cioè, io mi sono messa a ridere. ma tipo risata isterica da finale di film tragico in cui muoiono tutti e l'unico sopravvissuto si ritrova a ridere istericamente per l'assurdità. e poi piange.
io non ho pianto.
Date: venerdì, 05 settembre 2008
Time: 05:31
In: stracci di me
è strano leggere a giochi fatti.
vorrei averla Conosciuta tre anni fa, o anche prima. tutto questo tempo senza la sua esistenza. perchè non ho mai smesso di sorprendermi di che meraviglia sia da quando l'ho scoperta. ed è strano, non ho mai provato niente del genere per nessuna, e talvolta se non mi controllo questa cosa mi spiazza. è un magnetismo inspiegabile, una totale meraviglia e basta. non c'è mi piaci nè ti voglio, non posso permettermi di pensarlo ancora, mai più, credo. e del resto il mio fagotto di delusione amorosa mi incatena a terra, mi impedisce di lasciarmi andare, grazie a dio. altrimenti, non so. forse sarebbe soltanto un eterno rimbalzare da un male all'altro. da una sconfitta all'altra. è bello quando un'immagine ti riempie il vuoto senza farti male.
Date: mercoledì, 03 settembre 2008
Time: 02:47
In: stracci di me
13/01/08,
3.00 a.m.
capitolo almeno-quinto, nel quale il tempo passa e ti sconfigge, anche.
torno a casa ubriaca. e alzando lo sguardo vedo il mio diario. il diario che avevo perso, lui. lo apro, e la prima cosa che mi trovo davanti è un foglio stampato. una lettera stampata. la tua lettera. ovviamente apro il foglio e ovviamente rileggo quelle parole. le parole più dolci che ho ricevuto in dono. perchè anche se non c'è miele, mi viene dolce. sono secondi, attimi, e le lacrime sono già lì. le immagini, nella mente. i ricordi. mi manca il fiato, e penso a ora. penso... e mi viene il vuoto, in testa. rimango sbalordita, sorpresa, incredula... che sia esistito un tempo in cui tu possa aver pensato delle cose così belle. questi solchi nella tua mente. per me. di me. e anche se nulla c'era, dannazione, era quasi un tivogliobene. ma sono sempre stata toppo occupata a pensare che non mi volevi, che stavo troppo male per questo e per tutto... troppo impegnata a continuare a soffrire per gioire appieno di questi smeraldi sottoforma di parole. ed ora che nel fiume non c'è neanche una goccia, ora che sei, che stai scorrendo completamente in altri canali. ora. ora ogni parola del passato brucia. è come sale su una ferita ancora aperta, come sale che sa di zucchero. non posso fare a meno di rivisitare quei tempi, di tornare con la mente a te e a quello che nei tuoi limiti hai saputo darmi. continuo ad essere l'immatura ragazzina che non sa staccarsi dai suoi ricordi.
Date: lunedì, 01 settembre 2008
Time: 03:18
In: disgustorama
scappa. presto. fuggi. cerca. cerca. cerca. le parole. parole. parole in cui rifugiarti. cerca le parole in cui rifugiarti, presto. una canzone, parole. veloce. presto. una canzone, una canzone e parole in cui rifugiarti. cazzo, presto. troppo tardi.
c'era il sole, e c'eravamo noi due. c'era la leggerezza del primo incontro, c'era la magia della novità. c'era l'empatia, c'erano le canzoni. c'eravamo noi due. una volta. c'era un futuro. c'era il cielo, c'era il cielo e c'era il tuo volto stampato tra una nuvola e l'altra. c'era lo stare bene. c'era.
che cos'è questo, cos'è tutto questo? il vuoto mi divora, i ricordi mi tagliano, fa male, cristo, fa troppo male. salvatemi,
o uccidetemi, vi scongiuro. non ne posso più.
Nobody said it was easy It’s such a shame for us to part Nobody said it was easy No one ever said it would be this hard Oh take me back to the start.
di·o·ram·a
1. A three-dimensional miniature or life-size scene in which figures, stuffed wildlife, or other objects are arranged in a naturalistic setting against a painted background.
2. A scene reproduced on cloth transparencies with various lights shining through the cloths to produce changes in effect, intended for viewing at a distance through an aperture.
"Il disastro è un aspetto naturale della mia evoluzione, sulla via verso la tragedia e la dissoluzione.
Sto sciogliendo i miei legami con il potere fisico e gli oggetti terreni, perchè solo distruggendo me stesso posso scoprire il più elevato potere del mio spirito".
-Amici Miei
-Fargo
-Once
-Little Miss Sunshine
-Funny Games
-Dolls
-Requiem For A Dream
-Pulp Fiction
-Reservoir Dogs
-Fight Club
-Seven
-Memento
-The 25th Hour
-Four Rooms
-Donnie Darko
-The Rocky Horror Picture Show
-Velvet Goldmine
-A Clockwork Orange
-Back To The Future
-Leon
-Samaria
-Oh, Brother Where Art Thou?
-The Man Who Wasn't There
-Trainspotting
-Radiofreccia
-Lost&Delirious
-Braveheart
-The Big Lebowski
-EternalSunshineOfTheSpotlessMind
-The Untochables
-The Experiment
-Big Fish
-Jeux d'Enfants
-Fucking Amal
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